19 Maggio 2002 - Inaugurazione del Museo

Nel maggio del 2002 sono state aperte al pubblico presso la batteria alta del forte Wohlgemuth di Rivoli veronese 3 sale e nella primavera del 2004 ne sono state aggiunte 2.
Gli oggetti esposti sono stati trovati sui campi di battaglia della Grande Guerra in anni di ricerche della famiglia Rama, oppure donati da privati. Nulla è stato mai acquistato.
Dopo alcuni mesi di lavoro per predisporre i locali e le bacheche per ospitare tutto il materiale di proprietà della famiglia Rama, siamo arrivati finalmente all’inaugurazione. Un particolare ringraziamento è dovuto all’amministrazione comunale di Rivoli Veronese, soprattutto al sindaco Armando Luchesa; a Mauro Ciaghi che ha offerto la sua riconosciuta esperienza come recuperante e storico.
I primi veri visitatori del museo sono state le scuole di Rivoli, e di ciò siamo particolarmente contenti.

Testimone e principale relatore dell’inaugurazione è stato il dott. Alberto Miorandi, consigliere del Museo Storico Italiano della Grande Guerra di Rovereto.
In fondo a questa pagina, il testo del discorso che preparò per l’occasione il dott. Miorandi.

Il museo si compone così di cinque grandi sale con soffitto a botte, ex depositi di munizioni, comunicanti tra loro da passaggi a volta. Sono qui raccolte nella prima sala, alcune monografie di soldati veronesi con lettere ed oggetti personali e varie pubblicazioni del giornale “L’Arena di Verona” con interviste ai combattenti reduci veronesi della prima guerra mondiale.

Grandi quadri ad acquerello dipinti da Giuseppe Rama (è anche un apprezzato pittore) introducono, nella seconda sala, nei luoghi dove gli oggetti esposti vennero rinvenuti: bombe a mano e da fucile, granate, proiettili di vari calibri, bossoli, elmetti, baionette e spade. E’ stata inoltre ricostruita una zolla di terra disseminata di schegge, bossoli e reticolati per ricordare lo strazio dei campi di battaglia. Nella quarta sala si trovano soprattutto materiale cartaceo, giornali, medaglie, bottoni, monete e molti oggetti personali ritrovati in anni di ricerche. E’ esposta parte di una ricca raccolta di documenti provenienti dalla biblioteca di Cesare Maria De Vecchi; prese parte alla Prima Guerra Mondiale e fu poi quadriumviro nella marcia su Roma. Molte sono anche le cartoline di guerra e altri documenti originali dell’ epoca.

Nella quinta sala vi è ricostruita una baracca austriaca di alta montagna, completa di materiale originale (piatti, forchette, gamelle e bottiglie), nel tentativo di rimettere al loro posto ciò che in montagna è stato trovato. All’esterno del forte mancavano i cannoni…. Con passione e tenacia Giuseppe ha affrontato le alte cariche militari chiedendo in concessione i pezzi d’artiglieria che nelle caserme veronesi e trentine erano destinati alla rottamazione. Ora con orgoglio si offrono ai visitatori pure 6 cannoni di vario calibro, lungo la strada che sale al museo. Grazie soprattutto al Col. Castellani!

8 Maggio 2004 - Ampliamento del Museo - Reperti della Grande Guerra

L’8 Maggio 2004 sono state inaugurate 2 nuove sale del Museo Reperti della Grande Guerra. L’evento è stato presenziato dal sindaco di Rivoli Veronese Luchesa Armando e da Giuseppe Rama. Le nuove bacheche che ci hanno permesso di esporre nuovo materiale sono state offerte dal Museo di Castelvecchio di Verona. Alcune foto qui di seguito a ricordo della giornata. La più significativa è sicuramente l’ultima con Walter e Rolando.

All’inaugurazione del 2004, ha partecipato una rappresentanza di Kaiserjager da Trento, vestiti con le divise originali. Hanno salutato i nuovi locali del museo accogliendo i visitatori all’ingresso e con tuonanti salve di fucili.

Questa iniziativa è strettamente legata alla passione della famiglia Rama e nella provincia di Verona non ci sono realtà espositive analoghe. Numerose bacheche sono state donate dal Museo di CastelVecchio ed i familiari di alcuni reduci delle Grande Guerra hanno offerto gli oggetti dei loro cari. Nell’esposizione si è cercato inoltre di mantenere lo spirito con il quale questi reperti sono stati raccolti e curati, in semplicità e poca retorica.

Il nostro territorio fu centro nevralgico di comando e smistamento di materiale e soldati, ma non campo di battaglia. Non dimentichiamoci poi di tutti i veronesi che furono chiamati alle armi e che vissero in prima persona i tristi eventi della 1° Guerra Mondiale: a loro dobbiamo perlomeno un chiaro ricordo.

Quanti oggetti di costoro ora abbandonati nelle soffitte o in vecchi armadi sono destinati ad essere dispersi, passando di mano in mano? Perché non li ricoveriamo qui? Rimarrebbero a perenne memoria per le generazioni future. E’ una proposta che inoltriamo a tutti perché questi oggetti hanno un valore storico apprezzabile solo con la conoscenza.

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L’esposizione è stata dedicata nel 2005 con delibera comunale (vedi la foto dell’articolo), alla memoria di Walter Rama; nostro fratello e figlio che con passione e dedizione raccolse questi oggetti con suo papà e suo fratello e qui, uno ad uno, pose. Ogni pur piccolo reperto racconta qualcosa del suo proprietario e per chi ebbe la fortuna di conoscerlo, anche di Walter.

Discorso dell'inaugurazione del dott. Alberto Miorandi

Consigliere: Dott. Alberto Miorandi
Castello di Rovereto: Museo Storico Italiano della Guerra (o.n.l.u.s.)
Tema: I Musei della Grande Guerra oggi.

Quando il Sindaco di Rivoli, tramite gli Amici Beppino Rama e Mauro Ciaghi, mi hanno proposto un breve intervento in occasione di questa inaugurazione, prima di accettare ho avuto qualche perplessità.

Di cosa avrei potuto parlare?? Non mi veniva in mente alcun episodio, ancorché secondario, di aggancio alla Prima Guerra Mondiale relativo al territorio sul quale nasce il Museo, se non il contributo generale, strategico e logistico offerto dalla presenza della cintura fortificata di sbarramento, che, però, non è mai entrata in combattimento. Forse avrei potuto parlare proprio di questa?? Ma in vero, pur essendomi interessato in più occasioni degli sbarramenti fortificati austro – ungarici e, di riflesso, di quelli contrapposti italiani, architettonica di questi della Chiusa veronese, che è stata peraltro ben approfondita anche in anni recenti da più studiosi; inoltre, avrei avuto un uditorio che vive proprio questa realtà territoriale e che avrebbe avuto conoscenze dirette o indirette ben superiori a quanto avrei potuto illustrare nel breve tempo a disposizione.

Però!….Però!….. due aspetti, sulla fondazione di questo Museo, mi sono sembrati intuitivamente importanti e su questi mi pareva interessante fare alcune riflessioni assieme a Voi!

1° Aspetto

La prima considerazione verte sul fatto che questo è il primo Museo o Raccolta permanente a disposizione del pubblico, specificatamente dedicato al ricordo e alla documentazione della Grande guerra, realizzato, a più di 80 anni dalle fine del conflitto, in Provincia di Verona.

Nel 1993 si tenne a Rovereto un seminario sui Musei Storici in generale e su quelli della Prima Guerra Mondiale in particolare, che chiudeva i suoi lavori auspicando che il Museo della Guerra ospitante, si facesse carico di un lavoro di ricerca e di agile schedatura, fruibile turisticamente, di tutti i Musei o Raccolte a disposizione del pubblico esistenti lungo la linea del fronte, dallo Stelvio al Golfo di Trieste, comprendendo anche quanto realizzato in anni recenti oltre il confine italiano in Corinzia e in Slovenia.

Il lavoro è stato completato e la pubblicazione è in circolazione dallo scorso anno.

Dai lavori del Seminario e da questa ricerca emergono alcuni dati molto interessanti: intanto si è realizzata una schedatura con un sintetico repertorio di ben 48 Musei, dalla quale si ricava:

  • n° 6 Musei sono nati nel primo decennio (anni venti) dalla conclusione della guerra; n° 1 dei quli (VI) è in realtà la Sezione, con una certa configurazione di “autonomia” storico – documentaria, di uno dei preesistenti Musei del Risorgimento, che, come noto, hanno avuto origine per volontà politico – governativa dopo la morte dei principali Attori dell’Unità d’Italia – Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II – e tale attualizzazione si è verificata, con maggior o minor rilevanza, un po’ in tutti i Musei di questo tipo sulla base dell’assioma storiografico, oggi in parte rettificato e ridimensionato, che la Grande Guerra, dopo quelle del 1848/49, del 1959 e del 1866, rappresenta la IV Guerra d’Indipendenza e per l’Unità d’Italia;

  • n° 2 Musei presentano date di realizzazione risalenti al secondo decennio (anni trenta)
  • n° 1 ha avvio negli anni quaranta;
  • tutti gli altri, ben n° 39, sono sorti nel secondo dopoguerra, tra il 1956 e il 2001

per quanto riguarda l’ambito territoriale:

  • n° 2 sono in Provincia di Sondrio;
  • n° 2 in quella di Brescia;
  • n° 12 in quella di Trento;
  • n° 1 in quella di Bolzano (recentemente se ne è aggiunto un altro);
  • n° 8 in quella di Belluno;
  • n° 7 in quella di Vicenza;
  • n° 2 in quella di Padova;
  • n° 4 in quella di Treviso;
  • n° 2 in quella di Udine;
  • n° 2 in quella Gorizia;
  • n° 2 in quella di Trieste;
  • n° 1 in Austria – Corinzia;
  • n° 3 in Slovenia

Nessun Museo o Raccolta permanente a disposizione del pubblico risultava presente, fino ad oggi, in Provincia di Verona. Questo fatto sembra un po’ anomalo ove si consideri la grande importanza militare dell’area, quale immediata retrovia dell’Armata del Trentino – La 1° Armata di Pecori Giraldi – in particolare nel periodo dal maggio al luglio 1916, all’epoca della 1° offensiva austro – ungarica, meglio conosciuta come Strafexpedition, che puntava a scardinare il fronte italiano, dopo le vittorie in Galizia contro i russi, proprio sulle direttrici delle valli che portano, con orientamento a sud, a Verona e a sud – est, a Vicenza.

Tutta l’area veronese, con il suo scalo ferroviario e i suoi impianti militari (depositi, caserme, forti, ecc.) era una fondamentale nodo logistico, tanto e non a caso, sede del più importante Comando Ufficio ITA (Informazioni Truppe Operanti), attraverso il quale, ad esempio, transitavano gli ufficiali e soldati austro – ungarici prigionieri, prima di essere smistati nei campi di prigionia dislocato soprattutto nel meridione e nelle isole.

Verona ha condiviso con Milano e Venezia il primato, nella storia delle guerra, di essere stata Città – obiettivo dei primi bombardamenti aerei. Di origine veronese era il gen. Andrea Graziani, personaggio molto noto durante la guerra e agli storici oggi, soprattutto per due motivi diversissimi tra loro: l’uno, perché è ricordato come il “fucilatore” di soldati sbandati dopo Caporetto; l’altro, per esser considerato un eroe della neo-nata Nazione Cecoslovacca, essendo stato il Comandante della Legione formata in Italia, agli inizi del 1918, arruolando ed armando i prigionieri austro – ungarici di nazionalità boema e slovacca che hanno poi combattuto sul fronte trentino nell’are del Garda e la Vallagarina; dopo la guerra, Graziani fu famoso per esser stato tra i principali organizzatori del neo costituito Esercito Cecoslovacco e per esser morto in circostanze misteriose in uno strano incidente ferroviario: sarebbe caduto da un treno in corsa a causa dell’apertura di uno sportello!

Questi semplici esempi avrebbero potuto essere, fin da allora, lo spunto per la ricerca e la raccolta di materiali, cimeli, documentazione e testimonianze tali da giustificare la realizzazione di un Museo o di una pubblica Raccolta.

2° ASPETTO

La seconda riflessione è da collegarsi al fatto che questo è il primo Museo realizzato dopo la promulgazione della legge n° 78 “Tutela del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale” del 07 Marzo 2001. Già il fatto che lo Stato, il Legislatore si sia preoccupato di salvaguardare con una legge, solo dopo più di 80 anni dagli avvenimenti, il patrimonio di documentazione degli stessi, meriterebbe uno studio approfondito per capire i motivi di una negligenza coltivata così a lungo nel tempo! Ma non è questo il punto che interessa, né la sede per svilupparlo!!

Quello che mi sembra importante sottolineare è invece che questo Museo nasce da una felice ed intelligente connubio: la passione per la storia ed i cimeli della Grande Guerra di un collezionista/raccoglitore privato – Beppino Rama – e la sensibile acutezza di saper cogliere un’opportunità da parte dell’Amministrazione Comunale di Rivoli. Sembrerebbe una banalità!! Ma se ben si riflette, forse non è proprio così, almeno nel nostro Paese!!

Tornando al Seminario di Rovereto e alla Guida ai Musei della Grande Guerra – curata da Lucio Fabi – che ho citato prima, si scopre che queste Istituzioni in ben n° 32 casi sono sorte per iniziativa di privati cittadini, singoli o associati in comitato, mentre n° 16 per iniziativa dello Stato, di Comuni e di altri Enti Pubblici Territoriali; oggi questi Musei sono gestiti: n° 24 da privati; n° 7 dallo Stato; n° 5 da Comuni; n° 3 da Province o Regioni e n° 9 da altri Enti Pubblici (tra questi ultimi comprendo anche le Sezioni territoriali dell’ANA).

Dai dati rilevati risulta evidente che nel corso degli anni una decina di Musei sono passati da un regime privatistico ad uno pubblicistico.

Per quanto mi risulta il caso di Rivoli è il primo in cui una Esposizione permanente, che ben può definirsi Museo, viene realizzata con comunanza e concomitanza di azione di un Comune con un Privato. Non mi pare un fatto banale da rilevare di sfuggita, mi pare, al contrario, una situazione interessante, moderna, da seguire con attenzione nei suoi potenziali sviluppi!!

Prima di entrare nel merito di quanto andremo a vedere, vorrei sottoporvi un’altra riflessione: l’eccezionalità di un fenomeno collettivo che ha pochi riscontri in altri avvenimenti storici (forse il periodo napoleonico!); mi riferisco all’interesse, al ricorso trasferito, alla volontà di conoscere e di capire la guerra 1914/1918, che attraversa il susseguirsi delle generazioni in tutti i Paesi che hanno partecipato alla Prima Guerra Mondiale. Se il fatto poteva essere ovvio per le generazioni che hanno vissuti questo avvenimento epocale, durato più di 4 anni; cha ha sconvolto equilibri consolidati; ha causato lutti e distruzioni; ha cambiato il modo di vivere e lavorare; non parrebbe altrettanto facilmente spiegabile il perdurare dell’interesse per generazioni così distanti nel tempo, anche considerando che, dopo questa guerra un altro susseguirsi di eventi, dalla seconda guerra mondiale, alla bomba atomica, ai viaggi nello spazio, hanno caratterizzato il secolo passato con un impatto sulla memoria e sull’immaginario dei contemporanei di non certo minore entità.

Convegni e Seminari di Studio hanno cercato di abbozzare delle spiegazioni, ma il dibattito non è chiuso!

Con riferimento ai Musei, basta prendere atto di alcuni dati sui periodi di ideazione e realizzazione per avere ulteriori spunti di riflessione:

  • Negli anni venti sono stati realizzati n° 6 Musei;
  • Negli anni trenta, n° 2;
  • Negli anni quaranta; n° 1;
  • Negli anni cinquanta, n° 2;
  • Negli anni sessanta, n° 3;
  • Negli anni settanta, n° 5;
  • Negli anni ottanta, n° 11;
  • Negli anni novanta, n° 17;
  • Nel 2001, n°1 + 1;
  • Nel 2002, questo! Quanti saranno nel 2010??

Va considerato che non sono tutti uguali; va considerato che anche quelli nati negli anni venti, sono diversi oggi da allora!! E soprattutto che quelli sorti dagli anni ottanta ad oggi presentano un’angolazione visuale della Guerra assai diversa dai precedenti.

Esaminando l’evoluzione per grandi linee, non c’è dubbio che negli anni venti e trenta, il filo conduttore era la guerra vinta; il compimento dell’Unità; l’esaltazione dei fasti militari e guerrieri, assonanti con gli stereotipi della propaganda fascista.

Quello ideato nel 1941, parte dalla raccolta di materiale e documentazione della guerra allora in corso.

Negli anni cinquanta, nascono a cura dell’Esercito 2 Musei: uno d’Arma, quello degli Alpini di Trento e l’altro, dedicato alla Terza Armata, a Padova.

Negli anni sessanta/settanta lo spunto è dato soprattutto dal 50° anniversario della fine della guerra ed i Musei nascono nell’orbita delle manifestazioni, soprattutto come appendice ai lavori di manutenzione e restauro dei Sacrari ai Caduti e quale accessorio a questi, realizzati a cura di Onorcaduti (ad eccezione di Redipuglia 1923/24).

Sono quelli sorti dagli anni ottanta in poi che denotano motivazioni, finalità, angolazione visuale diversa ed innovativa!! La maggior parte infatti nasce in montagna ed è originata dalle collezioni di reperti accumulata dai così detti “recuperanti”, quella strana sorte i escursionisti che ripercorrono per km l’arco del fronte, recuperando dai resti delle trincee e soprattutto dai ghiacciai, dalle schegge delle granate agli involucri delle bombe a mano, ai frammenti delle uniformi e dei loro accessori, tutto quanto insomma quello che rappresenta vita vissuta per mesi ed anni, in tutte le stagioni, da una comunità umana di migliaia di soldati; materiale che, l’occhio attento di questi, ……. Quasi archeologi, al contesto e alle circostanze, consente di ricostruire le condizioni l’habitat segnalando a volte il frettoloso abbandono per il fluttuare del fronte nel corso del conflitto, o quello definitivo, al momento della fine della guerra; la situazione di combattimento e le circostanze del suo svolgimento o, invece, le condizioni di vigilante attesa.

Il desiderio di capire, di conoscere il significato e la funzione dei molti reperti, porta all’approfondimento, alla classificazione e suddivisione per tipologia, per produzione o utilizzo; la curiosità e la sorpresa del “riciclaggio”, cioè la destinazione d’utilizzo diverso, civile, anche ludico, di materiali nati per scopi militari. E’ evidente che il punto di vista che interessa è quello del soldato, italiano o austo-ungarico che sia, ed è questo che viene “museificato”.

Anche in questo nuovo Museo, questo è il punto di vista!! Certamente non aulico, non retorico, direi quasi di compartecipata emozione: guardate i santini con le preghiere e le giaculatorie tedesche, così uguali nell’immagine e nelle parole di quelli portati nel giustacuore dei soldati italiani! Il libretto con le formule della confessione e dell’assoluzione in 16 lingue perché il cappellano militare possa dare l’estremo supporto religioso al moribondo con qualsiasi divisa!!

La penna, costruita coi residuati di morte per scrivere sulla cartolina accenni di nostalgia e di amore alla “morosa”!!

Altri apsetti, scopriteli da soli, visitando e rivisitando il Museo!! Grazie!!

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