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Soldà Luigi |
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Nato il 21
Febbraio 1893 a S.Biagio di Callalta (TV), professione
calzolaio, sa leggere e scrivere. Soldato di leva di prima
categoria, a vent'anni, il 23 settembre 1913, entra in servizio
militare nel 77° Reggimento Fanteria. La mobilitazione generale
del 1915 lo trattiene alle armi. Primo di tredici figli, anche
altri due fratelli vengono reclutati per il fronte. il resto
della famiglia, in seguito alla ritirata di Caporetto e allo
spostamento del fronte dall'Isonzo al Piave, sarà costretta a
sfollare in Sicilia. Lui viene mandato sul tonale, dove riceve
il grado di Caporale e poi sul Carso come mitragliere col grado
di Caporale Maggiore. La vita di trincea è dura, gli assalti
frequenti e sanguinosi. Nei pochi momenti di tregua aiuta i
commilitoni a scrivere a casa, a leggere le lettere di risposta
e ... a fumare la pipa. quando arrivava il cognac era l'annuncio
del prossimo attacco. Il 12 ottobre 1916, nei pressi di Velik
Kribaek, sarà ferito all'avambraccio destro da una pallottola,
riportando la frattura del cubito. Portato all'ospedale di
Palmanova, viene curato frettolosamente, lasciandogli fra le
carni lo stoppino della giacca. Complicazioni, ma guarirà. Dopo
la convalescenza viene assegnato ai servizi di retrovia.
Essendosi formato in quel tempo il nuovo corpo
dell'aviazione, si offrì volontario. Infatti il 7 gennaio 1915
il "Servizio Aeronautico", come strumento bellico in seno
all'arma del Genio, con Regio Decreto, C. n° 501, venne
trasformato in "Corpo Aeronautico Militare". Ma solo alla fine
del 1915 aveva una consistenza sufficiente per affrontare
l'impegno della guerra. Nel frattempo si intensificò la
costruzione di velivoli, il reclutamento e la preparazione del
personale adatto, attingendolo dalle varie armi e andarono
costituendosi nuove squadriglie caccia, bombardieri e da
ricognizione.
Ad esclusione dei piloti, i militanti
nell'aviazione conservarono la divisa dell'arma di provenienza,
aggiungendovi i distintivi dell'aviazione. Dopo un corso di
specializzazione come mitragliere d'aereo, a Bracciano, riceve
il grado di sergente e viene assegnato alla 1° Squadriglia
Caproni (apparecchi da bombardamento), nella compagnia aerea di
Gabriele D'Annunzio. Da lui riceverà due regali premio, in
seguito al numero di voli effettuati e alle riuscite imprese di
guerra compiute: un paio di gemelli d'argento e un bastone di
bosso intarsiato con la scritta: "M
(mitragliere) Soldà Luigi, ricordo guerra italo austriaca
1915-18".E' stato presente alla
partenza e rientro del famoso raid aereo su Vienna. Da
D'Annunzio stesso ascoltò, con tutto il personale del campo, la
narrazione dell'impresa. Ne rimase
entusiasta. Si procurò le
fotografie fatte per la circostanza e le conservo con cura (ora
donate dai parenti al museo di guerra di Rivoli Veronese). Conseguì il grado di sergente maggiore il 15 aprile 1918.
Ricevette la medaglia interalleata della vittoria e la croce di
guerra. Finita la guerra, il 4 novembre, fu mandato in esonero
alla fine dello stesso mese. Riceverà un assegno di pensione
(una tantum) di 840,20 £ per la ferita.
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Ha ormai 25 anni, di cui
cinque passati sotto le armi. Sposatosi, troverà lavoro come
giardiniere presso la villa veneta a Chirignago in provincia di
Venezia. |

I tre fratelli
Soldà con il padre, in grigioverde per la Prima Guerra Mondiale. |
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Il resto della
famiglia sfollata in Sicilia. Sul retro si legge: "Linguaglossa
li 2.10.1918. tieni questa come io tengo la tua. Adio. La tua
lontana famiglia speriamo presto unirsi nel nostro paese al fine
di tanti dispiaceri, io se posso ti darò notizie, e più spesso e
tu se puoi anche, non aspetarmi né in procura e meno in
persona". |
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Soldà Luigi
(secondo da destra in alto) sergente nella 1°
Squadriglia
Caproni di
Padova. Luglio 1917
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Giovanni Battista Grego -
Capitano di Corvetta |
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Nato a Lamamocogno,nel
modenese, il 31 maggio 1875. Nel 1890
con
la famiglia si trasferì a Siracusa ove vide
il mare in tutta la sua bellezza e affascinante mistero:
iniziarono i suoi sogni. A diciassette anni,completati gli studi
dell’Istituto Tecnico, si imbarcò per l’America sui velieri
dell’epoca compiendo diverse traversate avventurose. Nel 1895
conseguì il diplo ma
di Capitano di Lun go
Corso presso il Regio Istituto
Nautico di Venezia. Decisamente allora la sua carriera s’avviò
all’avventurosa vita del navigante verso le Americhe, l’Africa,
l’Australia… Nel 1903 sentì il bisogno di un periodo di
tranquillità e fu Capitano
sui piroscafi del Garda. Nel 1910 prese il comando dei piroscafi
sul Lago di Como. Nel 1915, alla dichiarazione di guerra
all’Austria, si arruolò volontario nella Regia Marina. Si
imbarcò sulla R.Nave Puglia (la Nave che fu poi donata a
Gabriele d’Annunzio). Nel 1917 passava al comando della R.Nave
Marco Polo e di poi della R.Nave Iride. Nel 1920 passò alla
Marina Mercantile al comando del Piroscafo da carico “Robilante“
compiendo numerosi viaggi per il Canada, per gli Stati Uniti,
per l’Argentina. In uno di questi viaggi eseguì in pieno
Atlantico il salvataggio totale di un Piroscafo
Spagnolo: il “Faustino Rodriguez S.Pedro“ che sorpreso, in
piena notte, dalla terr ibile violenza
della burrasca chiedeva aiuto per via radio e razzi luminosi. A Verona,
ove, nel frattempo, aveva posto la sua residenza ebbe l’incarico
di Vice Presidente dell’Unione Marinara Italiana – Gruppo
Verona. Morì, da fulmineo male cardiaco, il 31 ottobre del 1932.
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Vanzo Giuseppe |
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Caro signor Rama,
1 Settembre 2006 |
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la ringrazio anzitutto per la sua sollecitudine, che consente alla memoria di mi padre di sopravvivere nel tempo. Le allego la
fotografia di mio padre, con dei commilitoni, scattata nel
periodo del suo servizio militare in Francia (data e luogo
precisi sono nel retro della stessa). Mio padre è la figura in
piedi sulla destra di chi guarda con i gradi di caporalmaggiore.
Le accludo pure, se utile, una foto di mio padre nell’ultimo
anno di vita. Aggiungo alcune note biografiche. |
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“Giuseppe Vanzo nacque a Verona il 3 Marzo del 1898 da modesta
famiglia (il padre, i mmigrato in città da Castelvero di
Vestenanova ove tuttora sussiste la contrada Vanzi, gestiva una
piccola trattoria in Via Oberdan, chiamata ai suoi tempi ancora
Via Gran ????). Terminate le scuole primarie iniziò a lavorare
in un’industria orafa. Chiamato alle armi durante la prima
Guerra Mondiale, dapprima prestò servizio a Piacenza
(artiglieria da fortezza) e poi fece parte del corpo di
spedizione italiana in Francia, in Alsazia tra Belfort e Nancy
(vedi foto). Congedato, entrò alle dipendenze di un’azienda
commerciale (Onestinghel) che acquistò insieme con i fratelli
alla scomparsa de l titolare intorno al 1930. a tale azienda
dedicò tutta la sua vita, fino agli ultimi giorni, portandola ad
importanza di livello regionale. Mori il 21 Dicembre 1982. Per
l’attività imprenditoriale e per le numerose opere benefiche,
ottenne svariati pubblici riconoscimenti sino all’onorificenza
di Grand Ufficiale al merito della Repubblica. Sposato il 23
Aprile 1931 con Gemma Degan, ebbe un figlio, Giorgio, tuttora
vivente.” |
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Spero che la biografia sia abbastanza “succosa” (purtroppo non
ho alcuna notizia ulteriore inerente al suo servizio militare).
Le lascio volentieri le fotografie qualora servano per un
esposizione permanente in bacheca.
Con i più cordiali saluti, dott. comm.
Giorgio Vanzo |
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Borgato Luigi |
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Cav. Giuseppe
Borgato. (n. 13/8/1877, m. 23/1/1969) |
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Cittadino benemerito di Milano |
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Cavaliere di Vittorio Veneto |
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2 Croci di Guerra |
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Impegnato nel ramo
alberghiero, divenne grande esperto tanto da ricevere grandi
riconoscimenti dal Touring Club Italiano. Allo scoppio della
guerra 1915-18, fu chiamato alle armi. Passò 30 mesi alla
Maddalena e quindi spedito in prima linea nel 10° Artiglieria da
Fortezza. Tornato a casa in condizioni pietose fu rimesso a
nuovo dalle cure affettuose della cara mamma, orgogliosa d'aver
ricevuto il figlio e decorato con due belle medaglie puntate sul
petto. |
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In
Vino Veritas
Allo
scoppio dei cannoni preferiamo quello dei tappi di bottiglia;
consiglio del Corpo di Sanità. Alle spalle, però, l'infermiere è
vigile per soccorrere eventuali"caduti". |
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Prandina
Mansueto |
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Mansueto Prandina era mio padre. Ogni volta che penso
a lui la mente ed il cuore si agitano, un nodo mi attanaglia la
gola e gli occhi s'inondano di pianto. Purtroppo tutta la
ricchezza dei suoi racconti di avventure occorsegli sui campi di
battaglia durante la prima guerra mondiale li ho solo e sempre
serbati nella mia mente e nel mio cuore. Ora, alla mia non più
giovane età, grazie allo stimolo del signor Giuseppe Rama,
voglio lasciare
qualche suo ricordo per iscritto affinché la sua
memoria rimanga per le generazioni future. I miei nonni, Luigi e
Grazia Prandina, ebbero 6 figli: Beniamino, Giuseppe, Mansueto,
Tranquillo, Francesco e Virgilio. Allo scoppio della guerra,
1915, Beniamino, Giuseppe e Mansueto partirono per il fronte.
Mansueto era della classe 1896 e aveva 21 anni.
Quante volte mi parlò dei giorni terribili trascorsi
in prima linea nelle trincee del Carso! Mi parlava degli assalti
alle trincee nemiche (conservo ancora la trancia che
fortunatamente riportò a casa, usata di notte per tagliare i
reticolati che impedivano gli assalti nemici). Che ricordi!
Fischiavano le pallottole, ti assordavano lo scoppio
delle granata, delle bombe a mano….
Le
urla dei feriti si confondevano con quelle degli assalitori e
degli assaliti che uscivano dalle loro tane come cavallette
inferocite. Mi dovevo riparare
in buche già piene di cadaveri, in attesa di nuovi assalti:
l’odore era veramente nauseante. Un giorno, mi raccontò, mi
trovai vicino un soldato francese…. Era sfinito. Mi chiese da
bere una goccia d’acqua, ma la mia borraccia era vuota. Frugando
nel tascapane trovai un limone e glielo diedi. Non sapeva come
ringraziarmi. Si tolse allora, dal taschino l’orologio e me lo
diede “Merci, merci beaocoup!” (Grazie, grazie molte). Questo
orologio ora è nelle mie mani, prezioso testimone di piccoli g esti
ma ricchi di profonda umanità. E degli altri suoi fratelli che
ne fu? “Incontrai una volta mio fratello Beniamino; lui tornava
dalla prima linea in groppa ad un cavallo ed io invece, stavo
dirigendomi verso la prima linea. Ci siamo guardati….. Non una
parola, non un saluto uscì dalla nostra bocca. Quello sguardo fu
talmente intenso che nessuna parola poteva essere più eloquente.
Mio fratello Giuseppe? Già eravamo in tre sotto le armi.
Giuseppe ritornò sì, anche lui dalla guerra, ma senza
un braccio”. I racconti di mio padre e dei due miei zii,
destavano in me, ancor giovane, tanta curiosità ed ammirazione.
Erano contadini ed in mano sapevano tener bene la zappa e gli
attrezzi da lavoro. Se avessero potuto e saputo tenere in mano
la penna quante cose avrebbero potuto dirci di guerra vissuta e
sofferta e non descritta per sentito dire. Per i suoi atti di
coraggio, ricevette varie medaglie. Era Mansueto di nome e di
fatto, ma nel momento opportuno sapeva tirar fuori dallo scrigno
del suo cuore quei valori che li facevano dire: “Vegno mi, vago
mi, fasso mi!”.
Quando anch’io, suoi figlio, raggiunti i 20 anni, fui
chiamato al servizio militare mi disse: “Ti auguro tanto bene,
ma se tu dovessi arrivare al punto di soffrire quanto ho
sofferto io, ti auguro di morire”. |
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