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Il museo della Grande Guerra "Walter Rama" 

01/03/2008

Le foto
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I cannoni

         
    Rolando Giovanni Soldà Luigi Giovanni Battista Grego
    Turri Borgato Luigi Martino Veduti
    Giuseppe Vanzo Prandina  
         
  Rolando Giovanni

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  Soldà Luigi

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Nato il 21 Febbraio 1893 a S.Biagio di Callalta (TV), professione calzolaio, sa leggere e scrivere. Soldato di leva di prima categoria, a vent'anni, il 23 settembre 1913, entra in servizio militare nel 77° Reggimento Fanteria. La mobilitazione generale del 1915 lo trattiene alle armi. Primo di tredici figli, anche altri due fratelli vengono reclutati per il fronte. il resto della famiglia, in seguito alla ritirata di Caporetto e allo spostamento del fronte dall'Isonzo al Piave, sarà costretta a sfollare in Sicilia. Lui viene mandato sul tonale, dove riceve il grado di Caporale e poi sul Carso come mitragliere col grado di Caporale Maggiore. La vita di trincea è dura, gli assalti frequenti e sanguinosi. Nei pochi momenti di tregua aiuta i commilitoni a scrivere a casa, a leggere le lettere di risposta e ... a fumare la pipa. quando arrivava il cognac era l'annuncio del prossimo attacco. Il 12 ottobre 1916, nei pressi di Velik Kribaek, sarà ferito all'avambraccio destro da una pallottola, riportando la frattura del cubito. Portato all'ospedale di Palmanova, viene curato frettolosamente, lasciandogli fra le carni lo stoppino della giacca. Complicazioni, ma guarirà. Dopo la convalescenza viene assegnato ai servizi di retrovia.

Essendosi formato in quel tempo il nuovo corpo dell'aviazione, si offrì volontario. Infatti il 7 gennaio 1915 il "Servizio Aeronautico", come strumento bellico in seno all'arma del Genio, con Regio Decreto, C. n° 501, venne trasformato in "Corpo Aeronautico Militare". Ma solo alla fine del 1915 aveva una consistenza sufficiente per affrontare l'impegno della guerra. Nel frattempo si intensificò la costruzione di velivoli, il reclutamento e la preparazione del personale adatto, attingendolo dalle varie armi e andarono costituendosi nuove squadriglie caccia, bombardieri e da ricognizione. Ad esclusione dei piloti, i militanti nell'aviazione conservarono la divisa dell'arma di provenienza, aggiungendovi i distintivi dell'aviazione. Dopo un corso di specializzazione come mitragliere d'aereo, a Bracciano, riceve il grado di sergente e viene assegnato alla 1° Squadriglia Caproni (apparecchi da bombardamento), nella compagnia aerea di Gabriele D'Annunzio. Da lui riceverà due regali premio, in seguito al numero di voli effettuati e alle riuscite imprese di guerra compiute: un paio di gemelli d'argento e un bastone di bosso intarsiato con la scritta: "M (mitragliere) Soldà Luigi, ricordo guerra italo austriaca 1915-18".E' stato presente alla partenza e rientro del famoso raid aereo su Vienna. Da D'Annunzio stesso ascoltò, con tutto il personale del campo, la narrazione dell'impresa. Ne rimase entusiasta. Si procurò le fotografie fatte per la circostanza e le conservo con cura (ora donate dai parenti al museo di guerra di Rivoli Veronese). Conseguì il grado di sergente maggiore il 15 aprile 1918. Ricevette la medaglia interalleata della vittoria e la croce di guerra. Finita la guerra, il 4 novembre, fu mandato in esonero alla fine dello stesso mese. Riceverà un assegno di pensione (una tantum) di 840,20 £ per la ferita.

 

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Ha ormai 25 anni, di cui cinque passati sotto le armi. Sposatosi, troverà lavoro come giardiniere presso la villa veneta a Chirignago in provincia di Venezia.

I tre fratelli Soldà con il padre, in grigioverde per la Prima Guerra Mondiale.

 

Il resto della famiglia sfollata in Sicilia. Sul retro si legge: "Linguaglossa li 2.10.1918. tieni questa come io tengo la tua. Adio. La tua lontana famiglia speriamo presto unirsi nel nostro paese al fine di tanti dispiaceri, io se posso ti darò notizie, e più spesso e tu se puoi anche, non aspetarmi né in procura e meno in persona".

 

 

Soldà Luigi (secondo da destra in alto) sergente nella 1° Squadriglia Caproni di Padova. Luglio 1917

 

 

 

 
  Giovanni Battista Grego - Capitano di Corvetta

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Nato a Lamamocogno,nel modenese, il 31 maggio 1875. Nel 1890 con la famiglia si trasferì a Siracusa ove vide il mare in tutta la sua bellezza e affascinante mistero: iniziarono i suoi sogni. A diciassette anni,completati gli studi dell’Istituto Tecnico, si imbarcò per l’America sui velieri dell’epoca compiendo diverse traversate avventurose. Nel 1895 conseguì il diploma di Capitano di Lungo Corso presso il Regio Istituto Nautico di Venezia. Decisamente allora la sua carriera s’avviò all’avventurosa vita del navigante verso le Americhe, l’Africa, l’Australia… Nel 1903 sentì il bisogno di un periodo di tranquillità e fu Capitano sui piroscafi del Garda. Nel 1910 prese il comando dei piroscafi sul  Lago di Como. Nel 1915, alla dichiarazione di guerra all’Austria, si arruolò volontario nella Regia Marina. Si imbarcò sulla R.Nave Puglia (la Nave che fu poi donata a Gabriele d’Annunzio). Nel 1917 passava al comando della R.Nave Marco Polo e di poi della R.Nave Iride. Nel 1920 passò alla Marina Mercantile al comando del Piroscafo da carico “Robilante“ compiendo numerosi viaggi per il Canada, per gli Stati Uniti, per l’Argentina. In uno di questi viaggi eseguì in pieno Atlantico il salvataggio totale di un Piroscafo Spagnolo: il “Faustino Rodriguez  S.Pedro“ che sorpreso, in piena notte,  dalla terribile violenza della burrasca chiedeva aiuto per via radio e razzi luminosi. A Verona, ove, nel frattempo, aveva posto la sua residenza ebbe l’incarico di Vice Presidente dell’Unione Marinara Italiana – Gruppo Verona. Morì, da fulmineo male cardiaco, il 31 ottobre del 1932.

  Turri

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  Vanzo Giuseppe

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  Caro signor Rama,                                                                            1 Settembre 2006
 

la ringrazio anzitutto per la sua sollecitudine, che consente alla memoria di mi padre di sopravvivere nel tempo. Le allego la fotografia di mio padre, con dei commilitoni, scattata nel periodo del suo servizio militare in Francia (data e luogo precisi sono nel retro della stessa). Mio padre è la figura in piedi sulla destra di chi guarda con i gradi di caporalmaggiore. Le accludo pure, se utile, una foto di mio padre nell’ultimo anno di vita. Aggiungo alcune note biografiche.

 

“Giuseppe Vanzo nacque a Verona il 3 Marzo del 1898 da modesta famiglia (il padre, immigrato in città da Castelvero di Vestenanova ove tuttora sussiste la contrada Vanzi, gestiva una piccola trattoria in Via Oberdan, chiamata ai suoi tempi ancora Via Gran ????). Terminate le scuole primarie iniziò a lavorare in un’industria orafa. Chiamato alle armi durante la prima Guerra Mondiale, dapprima prestò servizio a Piacenza (artiglieria da fortezza) e poi fece parte del corpo di spedizione italiana in Francia, in Alsazia tra Belfort e Nancy (vedi foto). Congedato, entrò alle dipendenze di un’azienda commerciale (Onestinghel) che acquistò insieme con i fratelli alla scomparsa del titolare intorno al 1930. a tale azienda dedicò tutta la sua vita, fino agli ultimi giorni, portandola ad importanza di livello regionale. Mori il 21 Dicembre 1982. Per l’attività imprenditoriale e per le numerose opere benefiche, ottenne svariati pubblici riconoscimenti sino all’onorificenza di Grand Ufficiale al merito della Repubblica. Sposato il 23 Aprile 1931 con Gemma Degan, ebbe un figlio, Giorgio, tuttora vivente.”

 

Spero che la biografia sia abbastanza “succosa” (purtroppo non ho alcuna notizia ulteriore inerente al suo servizio militare). Le lascio volentieri le fotografie qualora servano per un esposizione permanente in bacheca.

 

 

Con i più cordiali saluti, dott. comm.

                   Giorgio Vanzo

   
  Borgato Luigi

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  Cav. Giuseppe Borgato. (n. 13/8/1877, m. 23/1/1969)
     Cittadino benemerito di Milano
     Cavaliere di Vittorio Veneto
     2 Croci di Guerra
 

Impegnato nel ramo alberghiero, divenne grande esperto tanto da ricevere grandi riconoscimenti dal Touring Club Italiano. Allo scoppio della guerra 1915-18, fu chiamato alle armi. Passò 30 mesi alla Maddalena e quindi spedito in prima linea nel 10° Artiglieria da Fortezza. Tornato a casa in condizioni pietose fu rimesso a nuovo dalle cure affettuose della cara mamma, orgogliosa d'aver ricevuto il figlio e decorato con due belle medaglie puntate sul petto.

 

In Vino Veritas

Allo scoppio dei cannoni preferiamo quello dei tappi di bottiglia; consiglio del Corpo di Sanità. Alle spalle, però, l'infermiere è vigile per soccorrere eventuali"caduti".

  Brigadiere Martino Veduti

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  Prandina Mansueto

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Mansueto Prandina era mio padre. Ogni volta che penso a lui la mente ed il cuore si agitano, un nodo mi attanaglia la gola e gli occhi s'inondano di pianto. Purtroppo tutta la ricchezza dei suoi racconti di avventure occorsegli sui campi di battaglia durante la prima guerra mondiale li ho solo e sempre serbati nella mia mente e nel mio cuore. Ora, alla mia non più giovane età, grazie allo stimolo del signor Giuseppe Rama, voglio lasciare qualche suo ricordo per iscritto affinché la sua memoria rimanga per le generazioni future. I miei nonni, Luigi e Grazia Prandina, ebbero 6 figli: Beniamino, Giuseppe, Mansueto, Tranquillo, Francesco e Virgilio. Allo scoppio della guerra, 1915, Beniamino, Giuseppe e Mansueto partirono per il fronte. Mansueto era della classe 1896 e aveva 21 anni.

Quante volte mi parlò dei giorni terribili trascorsi in prima linea nelle trincee del Carso! Mi parlava degli assalti alle trincee nemiche (conservo ancora la trancia che fortunatamente riportò a casa, usata di notte per tagliare i reticolati che impedivano gli assalti nemici). Che ricordi!

Fischiavano le pallottole, ti assordavano lo scoppio delle granata, delle bombe a mano….

Le urla dei feriti si confondevano con quelle degli assalitori e degli assaliti che uscivano dalle loro tane come cavallette inferocite. Mi dovevo riparare in buche già piene di cadaveri, in attesa di nuovi assalti: l’odore era veramente nauseante. Un giorno, mi raccontò, mi trovai vicino un soldato francese…. Era sfinito. Mi chiese da bere una goccia d’acqua, ma la mia borraccia era vuota. Frugando nel tascapane trovai un limone e glielo diedi. Non sapeva come ringraziarmi. Si tolse allora, dal taschino l’orologio e me lo diede “Merci, merci beaocoup!” (Grazie, grazie molte). Questo orologio ora è nelle mie mani, prezioso testimone di piccoli gesti ma ricchi di profonda umanità. E degli altri suoi fratelli che ne fu? “Incontrai una volta mio fratello Beniamino; lui tornava dalla prima linea in groppa ad un cavallo ed io invece, stavo dirigendomi verso la prima linea. Ci siamo guardati….. Non una parola, non un saluto uscì dalla nostra bocca. Quello sguardo fu talmente intenso che nessuna parola poteva essere più eloquente. Mio fratello Giuseppe? Già eravamo in tre sotto le armi. Giuseppe ritornò sì, anche lui dalla guerra, ma senza un braccio”. I racconti di mio padre e dei due miei zii, destavano in me, ancor giovane, tanta curiosità ed ammirazione. Erano contadini ed in mano sapevano tener bene la zappa e gli attrezzi da lavoro. Se avessero potuto e saputo tenere in mano la penna quante cose avrebbero potuto dirci di guerra vissuta e sofferta e non descritta per sentito dire. Per i suoi atti di coraggio, ricevette varie medaglie. Era Mansueto di nome e di fatto, ma nel momento opportuno sapeva tirar fuori dallo scrigno del suo cuore quei valori che li facevano dire: “Vegno mi, vago mi, fasso mi!”.

Quando anch’io, suoi figlio, raggiunti i 20 anni, fui chiamato al servizio militare mi disse: “Ti auguro tanto bene, ma se tu dovessi arrivare al punto di soffrire quanto ho sofferto io, ti auguro di morire”.

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Museo "Walter Rama" presso il Forte Wohlgemuth a Rivoli Veronese   Tracked by Histats.com