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Nel Settembre del 1984, la
famiglia Rama (papà Giuseppe, Walter e Massimo),
iniziano le ricerche di reperti bellici della Grande Guerra.
La passione per la montagna e per la storia li spinge in
montagna tutti i fine settimana: dalle retrovie, alle prime
linee trincerate austriache ed italiane. Dai boschi in
fondovalle alle pietraie in alta montagna. Il più
appassionato di tutti, si rivela con il tempo proprio
Walter, che cura e manutenziona con passione tutto il
materiale che negli anni viene collezionato. Sulle orme dei
“recuperanti” trentini, scoprono la storia nascosta delle
nostra bellissime montagne, ritrovando nel tempo il
materiale che ora è qui raccolto.
Le ricerche
proseguono assidue fino al 2002, quando il materiale
raccolto viene esposto nei locali della Batteria alta presso
il Forte Wohlgemuth a Rivoli Veronese. Qui la passione per
la raccolta dei reperti bellici (mai acquistati o scambiati,
eventualmente donati) si traduce nel Museo Reperti della
Grande Guerra: non ha goduto di particolari sponsorizzazioni
e quindi ci si è prodigati con l’aiuto anche del lavoro di
volontari, per ristrutturare i locali ed acquisire gli
espositori necessari.
Walter
è sempre stato presente, in questi anni, curando in prima
persona il museo; dalla prima inaugurazione del 2002 alla
successiva revisione nella primavera del 2004. Ogni pur
piccolo oggetto è stato da lui qui pulito ed esposto.
Domenica
12 Settembre 2004
Era una
bella giornata di sole, ideale per fare due passi in città o
al lago.
Per Walter invece era perfetta per lanciarsi col
paracadute: già da alcuni anni praticava questo sport ogni
fine settimana (tempo e Museo permettendo) presso la scuola
paracadutistica di Boscomantico. Ne era assolutamente
innamorato: le sensazioni vissute in volo sono uniche e la
maggior parte dei suoi amici erano lì al campo. Quello fu il
suo ultimo lancio, perché purtroppo un incidente in volo
afflosciò il suo paracadute e l’impatto a terra fu troppo
violento.
Ci lasciò
alcuni giorni dopo da Borgo Trento con un ultimo atto di
generosità, donando parte di se a chi serviva per vivere. Si
aprirono le porte dell’inferno e del paradiso a chi visse da
vicino questo tragico evento. Il dolore vivo e lacerante
tolse il fiato, ma la fede e la speranza ci sostenne il capo
verso il cielo. Da allora è uno sforzo quotidiano, per dare
un senso a quello che è successo, nel bene e nel male:
rimane un evento che va oltre i nostri limitati pensieri.
L’opera di
Walter prosegue qui a Rivoli con il lavoro dei volontari
e scalda i cuori di chi l’ha conosciuto. |